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Padre e Pastore #8 | Tre anni di carcere

Family News Service / 25.11.2021
fot. Instytut Prymasowski, wyszynskiprymas.pl
fot. Instytut Prymasowski, wyszynskiprymas.pl

Il Primate Stefan Wyszyński è rimasto nella memoria dei polacchi come statista, difensore della fede, della libertà della Patria e dell’assoluta dignità umana.


La notte del 25 settembre 1953, il Cardinale Wyszyński fu arrestato e deportato da Varsavia. Fu imprigionato per tre anni: a Rywałd, a Stoczek Warmiński, a Prudnik e infine a Komańcza. I suoi Appunti dalla prigione testimoniano che anche in cattività fu un uomo interiormente libero. Basta leggere il programma della giornata che aveva stabilito e al quale si attenne fedelmente.

“La nostra regola a Stoczek è stabilita come segue:

5.00 Sveglia.

5.45 Lodi mattutine e meditazione.

6.15 Santa Messa di don Stanisław.

7.00 Santa Messa celebrata da me.

8.15 Colazione e passeggiata.

9.00 Ora Media e una parte del rosario.

9.30 Lavoro personale.

13.00 Pranzo e passeggiata (seconda parte del rosario).

15.00 Vespri e compieta.

15.30 Lavoro personale.

18.00 Mattutino con le Lodi.

19.00 Cena.

20.00 Rosario e preghiere serali.

20.45 Lettura privata.

22.00 Riposo”.

Il Primate era consapevole del male che gli era stato fatto. Tuttavia, cercò di vigilare su ogni istinto di pensiero, volontà e cuore per non soccombere non solo all’odio, ma perfino all’antipatia. Negli Appunti dalla prigione aveva annotato: “Nessuno mi costringerà ad odiarli”.

Questo non significava sottomettersi passivamente a una dannosa decisione del governo. Fin dall’inizio, richiese chiarimenti sulla sua situazione. Il 28 settembre 1953 scrisse: “Si è presentato ‘un signore in tela cerata’, un uomo alto, bello, ancora giovane, dal viso inespressivo. Gli spiego ancora una volta la mia posizione sulla violenza commessa nei miei confronti”.

La prigione era per il Primate, soprattutto, un grande tormento spirituale. In Appunti dalla prigione il 3 maggio 1954 si legge:

“Genero nell’anima pietre così pesanti che non riesco a sopportare questo frutto della mia vita. Allora le getto ai Tuoi piedi, Madre, forse per via di questi massi riuscirai a condurmi al Figlio – Caro. Tuo Figlio non ha voluto trasformare le pietre in pane. Perché è più facile raggiungere il Figlio su una strada rocciosa che su una strada rivestita di pezzi di pane. Quindi forse, Madre, anche il frutto del mio grembo sarà benedetto. Sorridi alle mie pietre. È tutto quello che posso fare. Il resto dipende da Te. E non voglio nemmeno che diventino tutte pane. Ma lascia che almeno uno di questi ciottoli nutra la mia anima affamata”.

Il Cardinale Wyszyński considerava il tempo doloroso e drammatico della prigionia come una grande grazia. Era il suo deserto dove incontrava Dio nel profondo del suo essere. In carcere a Stoczek, l’8 dicembre 1953, si consegnò alla Madre di Dio. Ma non perché lei lo difendesse. Desiderava implorare la libertà per la Chiesa a costo della propria vita. Negli appunti del 12 maggio 1956 si legge: “Una sola cosa vi chiedo: che, prendendo tutto ciò che è mio, vogliate difendere la Chiesa di Cristo. (…) Proteggila con il tuo manto di maternità, nascondila nel tuo Cuore. Se ti è necessario, uccidimi affinché la Chiesa di Tuo Figlio possa vivere in Polonia”.

In isolamento, a Komańcza, il 16 maggio 1956, come rinnovo dei Voti del re Jan Kazimierz, scrisse i Voti della Nazione alla Madonna di Jasna Góra che furono segretamente portati a Jasna Góra e lì furono solennemente emessi il 26 agosto 1956.

“La nazione polacca ha emesso i suoi voti molte volte; ma sebbene abbia conservato la fede nella Chiesa, non si è liberata da molti vizi e difetti nazionali, che non si conciliano con l’atteggiamento del Popolo credente. Quando i non credenti guardano la vita dei credenti, siamo così spesso causa di scandalo. La nostra debolezza e instabilità morale, nonostante la nostra forte fede, il nostro relativismo morale, la nostra tendenza a soccombere ai cattivi esempi e alle cattive correnti, l’ascolto dei più diversi errori, a volte semplicemente assurdi, la caduta della moralità coniugale, l’infedeltà, la promiscuità e la mancanza di sobrietà – tutto ciò fa sì che il livello socio-morale della Nazione sia traballante. Sappiamo resistere nei santuari per ore, stare nella piazza di Jasna Góra come vecchie quercie, ma soccombiamo facilmente anche al più debole degli impulsi a tutti i peccati e a tutte le trasgressioni. Siamo spiritualmente sdoppiati, psicologi-camente distrutti e quindi privati di uno stile di vita e di un carattere nazionale. Sappiamo stranamente coniugare tutto questo con il nostro attaccamento alla Chiesa, che non ascoltiamo nella vita quotidiana; con la nostra preghiera ardente, dalla quale non cogliamo il frutto dovuto; con la nostra devozione alla Madre Purissima a cui tanto si oppone la quotidianità.

Superare questa dualità, ottenere un livello morale, imparare a superare sé stessi, acquisire il coraggio della fede e della vita cristiana: è una tensione benedetta dell’istinto nazionale quasi conservatore e del senso cattolico”.

Il programma dei Voti della Nazione alla Madonna di Jasna Góra divenne il contenuto della Grande Novena in vista del Millennio del Battesimo della Polonia. Si trattava di un programma completo e coerente che abbracciava la vita personale, familiare e sociale, perché tutto fosse nuovo in Cristo con l’aiuto di sua Madre. Questi i temi per i nove anni della Grande Novena: 1. Fedeltà a Dio, alla Croce, al Vangelo, alla Chiesa e ai suoi pastori. 2. Vita nella grazia santificante; 3. Difesa della vita dell’anima e del corpo; 4. Fedeltà coniugale; 5. La famiglia è forte in Dio. 6. Gioventù fedele a Cristo; 7. Amore e giustizia sociale; 8. Lotta contro i vizi nazionali e acquisizione delle virtù; 9. Onore alla Beata Vergine Maria.

L’intera Grande Novena era intrisa dello spirito di matura devozione mariana. Non sono stati nove anni di parole sulla Madonna, ma la tensione a vivere secondo la volontà di Dio, seguendo il Suo esempio e con il Suo aiuto.

I Voti della Nazione alla Madonna di Jasna Góra sono ancora un programma attuale di rinnovamento, un importante impegno religioso e sociale. Il Santo Padre Giovanni Paolo II disse: “Le parole del Voto alla Madonna di Jasna Góra del 1956 non sono superate. Non sono certamente superate. (…) Sono attuali nelle nuove condizioni – e in un modo nuovo. Sono ancor più di allora una condizione della nostra maturità sociale, la condizione del nostro posto in Europa, che, dopo aver rotto le divisioni post-Yalta, cerca vie per l’unità internazionale”.

Subito dopo l’emissione dei voti alla Madonna di Jasna Góra, giunse il momento del disgelo politico. Dopo essere stato liberato, il Primate aveva desiderato di andare direttamente a Jasna Góra. Rilasciato il 28 ottobre 1956 su richiesta delle autorità andò, invece, direttamente nella capitale per calmare la società polacca, così che non si ripetesse in Polonia la situazione Ungherese. Andò a Jasna Góra il 2 novembre e disse allora alla Madonna: “Adesso sarebbe più opportuno il silenzio. È un momento molto grande e memorabile: incontrare la mia Migliore Signora, la Madonna di Jasna Góra, che è stata tutto per me nei giorni difficili ma onorevoli della mia prigione, quando al Primate di Polonia fu data la gioia di soffrire l’ignominia per il nome di Dio. Colei davanti alla quale mi trovo ora è stata per tutto il tempo la mia Forza e Perseveranza, Luce e Sostegno, Consolazione, Speranza e Aiuto incessante – la vera Vergine Ausiliatrice, Virgo Auxiliatrix! Mi ha aiutato a sopportare tutto quello che, per mano del Miglior Padre, mi è capitato. Grazie a Lei, ora sono qui in mezzo a voi! A Lei vengo come umile pellegrino per portarle la fatica e la sofferenza dei miei tre anni di esperienza e per mettere nelle Sue mani materne la mia filiale gratitudine, sia per gli anni di tormento che per la mia presenza nuovamente in mezzo a Voi”.

La scarcerazione del primate Wyszyński non significò la fine alla persecuzione della Chiesa. Sono continuate varie vessazioni: confisca di proprietà ecclesiastiche e case religiose, tasse, invio di ecclesiastici nell’esercito, eliminazione della religione dalle scuole, rimozione di croci. Il primate Wyszyński protestava, sosteneva i diritti della Chiesa, ma non ha mai puntato a uno scontro armato. Contava sull’aiuto della Madre Santissima. Ha vissuto grazie all’esperienza millenaria della Chiesa in Polonia e alle parole del testamento mariano del Cardinale Hlond.

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